NUOVI LIMITI PER PAGAMENTI IN CONTANTI DAL 1 LUGLIO 2020

NUOVI LIMITI PER PAGAMENTI IN CONTANTI DAL 1 LUGLIO 2020

Dal 1 luglio 2020 il divieto di utilizzo di contante (e dei titoli al portatore, in euro o in valuta estera) per i pagamenti TRA SOGGETTI DIVERSI si abbasserà a 2.000 euro, pertanto:

  1. L’utilizzo del contante tra soggetti non finanziari (quindi, tutti i soggetti diversi dalle banche e dagli altri intermediari finanziari: privati, aziende, professionisti) sarà consentito fino a 1.999,99 euro;
  2. I pagamenti di importi superiori al nuovo limite non sono consentiti neppure con modalità frazionata (salvo il pagamento rateale non fosse già previsto dal contratto: es, canone di locazione annuo pari a 3.000 euro, con pagamenti periodici inferiori al nuovo limite); di conseguenza, pagamenti ripetuti
  3. Resta il divieto di pagamento in contanti di stipendi e compensi a dipendenti, collaboratori coordinati e continuativi e soggetti assimilati, QUALUNQUE SIA L’IMPORTO dello stipendio/compenso (quindi anche se inferiore ai 2.000 euro) e con la sola eccezione del rimborso spese di trasferta;
  4. Resta anche il divieto di pagamenti per somme superiori a 999,99 euro per associazioni sportive e culturali (pena – oltre alle sanzioni di cui infra- la decadenza dal regime agevolato 398/91) e Money Transfer,
  5. Resta consentito invece il prelevamento o il deposito presso banche, poste o altri intermediari finanziari di somme in contante anche superiori al nuovo importo, fermo restando il fatto che se queste operazioni sono ripetute e/o ravvicinate nel tempo e non sono compatibili con il tipo di attività svolta possono ingenerare segnalazioni da parte dell’istituto finanziario che le riceve;
  6. La violazione delle disposizioni in materia comporta l’irrogazione – a chi paga e a chi riceve il pagamento in violazione del nuovo limite- di una sanzione minima di 2.000 euro;
  7. I professionisti che nell’ambito della propria attività rilevino la violazione della norma sul trasferimento del contante sono obbligati a segnalare al Ministero dell’Economia e delle Finanze tale violazione: DIVERSAMENTE, incorrono essi stessi in una sanzione autonoma, che resta fissata ad un minimo di 3.000 euro. Eventuali operazioni che dovessero transitare dalla contabilità aziendale (ad es: versamento/prelevamento dalla cassa finanziamenti soci/prelevamenti soci; pagamento di fornitori o incassi da clienti) o dalla documentazione reddituale/personale (per i privati: pagamenti/incassi /erogazioni o altri movimenti finanziari in contanti) per importi superiori al limite devono essere segnalati all’autorità, che procederà quindi all’irrogazione della sanzione.

AGENZIA ENTRATE: STOP AI PAGAMENTI sportelli chiusi per il periodo di emergenza coronavirus

Notizia battuta dall’Ansa in data 17.03.20.
A seguito del decreto Cura-Italia l’Agenzia chiude quindi gli sportelli. “L’Agenzia delle entrate-Riscossione – si legge in una nota – comunica che il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri nella giornata di ieri, 16 marzo 2020, ha disposto la sospensione dei termini di versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di accertamento e di addebito, in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020.
I pagamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il mese successivo il periodo di sospensione ovvero il 30 giungo 2020. Fino al 31 maggio 2020 sono sospese le attività di notifica di nuove cartelle e degli altri atti di riscossione, sospensione già in atto da alcuni giorni per disposizione del Presidente Ernesto Maria Ruffini.
Il decreto dispone anche il differimento al 31 maggio 2020 della rata del 28 febbraio relativa alla cosiddetta rottamazione-ter e della rata in scadenza il 31 marzo del cosiddetto saldo e stralcio.
In considerazione delle misure contenute nel decreto legge e al fine di tutelare al meglio la salute dei cittadini e del personale addetto, Il Presidente ha dato disposizione per la chiusura dal 18 al 25 marzo degli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione, presenti su tutto il territorio nazionale, che erogano servizi al pubblico.
Il personale dell’Ente, attraverso attività di back office, garantirà l’operatività e la fruibilità dei servizi online, disponibili h24 sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull’App Equiclick, fornendo assistenza con i consueti canali di ascolto che, per l’occasione, sono stati potenziati con nuovi indirizzi mail per eventuali richieste di assistenza, urgenti e indifferibili, riferite, ad esempio, a procedure attivate prima del periodo sospensivo.
Per informazioni e assistenza è disponibile anche il contact center di Agenzia delle entrate-Riscossione, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24 e, con operatore, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 18, al numero unico 06 01 01, sia da telefono fisso che da cellulare, secondo il proprio piano tariffario.

SOSPENSIONE DEI TERMINI E DIFFERIMENTO UDIENZE

Con Decreto Legge n. 11 dell’8 marzo 2020 sono stati disposti il differimento urgente delle udienze e la sospensione dei termini nei procedimenti civili, penali, tributari e militari.

EMERGENZA CORONAVIRUS

In ottemperanza al DPCM 8/3/2020 che definisce le regole da osservare nella provincia di Reggio Emilia,  anche il nostro studio si vede costretto ad adottare comportamenti volti al contenimento del contagio.

Le conferenze di trattazione a studio, come sempre solo su appuntamento, si svolgeranno solo per esigenze improcrastinabili, mentre il resto dell’attività ordinaria e straordinaria si svolgerà via internet e se necessario in videoconferenza.

IMMOBILI ALL’ASTA RISCHIO PARALISI

E’ stato approvato l’emendamento al decreto Milleproroghe che ESTENDE ALLE ESPROPRIAZIONI IN CORSO il principio – introdotto circa un anno fa – secondo cui il DEBITORE NON PERDE IL POSSESSO DELL’IMMOBILE PIGNORATO SINO AL TRASFERIMENTO, costituisce un grave rischio per il mercato delle aste giudiziarie.

Questo provvedimento non favorirà né gli eventuali acquirenti né i debitori esecutati, e andrà nella direzione opposta a quella che il legislatore sostiene di percorrere, cioè di aiutare i debitori esecutati. Vediamo perché.

Il decreto semplificazioni ha introdotto nel 2019 una norma di forte impatto sulle procedure esecutive. Il provvedimento, infatti, ha riscritto l’art. 560 del codice di procedura civile, stabilendo che il debitore e i familiari con lui conviventi non perdano il possesso dell’immobile e delle sue pertinenze sino al decreto di trasferimento.

Più precisamente, la norma prevede che, nelle espropriazioni immobiliari aventi inizio dal febbraio 2019, il giudice non possa “mai disporre il rilascio dell’immobile pignorato prima della pronuncia” di tale decreto allorché l’immobile di interesse sia “abitato dal debitore e dai suoi familiari”. Questo, salvo che “sia ostacolato il diritto di visita di potenziali acquirenti”, oppure “l’immobile non sia adeguatamente tutelato e mantenuto in uno stato di buona conservazione, per colpa o dolo del debitore e dei membri del suo nucleo familiare” o, ancora, il debitore violi “gli altri obblighi che la legge pone a suo carico”. Una riformulazione, quella varata nel 2019, che già di per sé rappresentava un radicale stravolgimento della precedente impostazione normativa.

Secondo il vecchio testo dell’art. 560, infatti, la permanenza del debitore nell’immobile oggetto di esecuzione forzata costituiva un’eventualità e avveniva a discrezione del giudice dell’esecuzione, che poteva autorizzare il debitore a continuare ad abitare nell’immobile. E in questa prospettiva erano anche previste disposizioni – pure queste soppresse – che dettavano un procedimento semplificato e accelerato per la liberazione dell’immobile.

Ora, invece, è la liberazione anticipata dell’immobile che rappresenta una mera eventualità, condizionata al verificarsi di una delle ipotesi sopra indicate. La regola è l’occupazione del bene da parte del debitore e dei suoi familiari fino al decreto di trasferimento.

In più, l’emendamento al Milleproroghe estende questo meccanismo a tutti i procedimenti pendenti e non solo a quelli avviati a partire da febbraio 2019. Una decisione che porterà solo conseguenze negative. E’ ovvio che un immobile occupato non sia particolarmente appetibile (richiedendo la sua liberazione diverso tempo) e venga, quindi, liquidato con maggior difficoltà. Il risultato è che con questa ulteriore modifica aumenteranno i tentativi di vendita e si ridurranno i prezzi di aggiudicazione, con minore soddisfazione non solo dei creditori, ma anche degli stessi debitori esecutati, cioè proprio dei soggetti che l’intervento di riforma si propone di favorire.

SOSTA CON ARIA CONDIZIONATA ACCESA: MULTE PESANTI

La questione della sosta con aria condizionata accesa è regolata dall’art. 157 comma 7 bis del Codice della Strada, secondo cui “è fatto divieto di tenere il motore acceso, durante la sosta del veicolo, allo scopo di mantenere in funzione l’impianto di condizionamento d’aria nel veicolo stesso”. I trasgressori sono soggetti alla “sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 218 ad euro 435”.

Nel momento in cui la vettura è ferma, non si può lasciare il motore acceso appositamente per far funzionare l’aria condizionata.

Ovviamente la norma è valida sia nel periodo estivo che in quello invernale, quando molti automobilisti utilizzano l’impianto di riscaldamento dell’auto.

L’obiettivo della norma è chiaramente quello di abbassare le emissioni ambientali dei gas di scarico dei veicoli.

Va comunque ricordato che il divieto si intende limitato alla “sosta del veicolo” e non alla “fermata del veicolo”. Si tratta di una differenza molto importante, peraltro chiaramente disciplinata dallo stesso CdS, art. 157 comma 1: “per sosta si intende la sospensione della marcia del veicolo protratta nel tempo, con possibilità di allontanamento da parte del conducente”. Mentre “per fermata si intende la temporanea sospensione della marcia anche se in area ove non sia ammessa la sosta, per consentire la salita o la discesa delle persone, ovvero per altre esigenze di brevissima durata”. Perciò nel caso di breve fermata non è necessario spegnere il motore e si può tranquillamente continuare a usufruire del climatizzatore della macchina. 

VACCINI: ALCUNE SENTENZE DI RISARCIMENTO DANNEGGIATI

Senza pretesa di esaustività, si cita qualche provvedimento giurisprudenziale che ha riconosciuto il nesso causale tra somministrazione del vaccino e danni irreversibili al minore.

• Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, 1 febbraio 2017, n. 2684. La Corte conferma la sentenza della Corte d’Appello che condannava il ministero della salute a indennizzare una famiglia per i danni da vaccinazione ex lege 210/1992, danni avvenuti 35 anni prima quando il bambino, veniva sottoposto alla somministrazione dei vaccini contro polio, difterite, tetano e morbillo, a seguito dei quali manifestava le prime reazioni avverse che arrivano poi alla diagnosi di “encefalopatia epilettica con grave ritardo psicomotorio e del linguaggio”.

• Corte d’Appello di Milano, 10 novembre 2016, n.1255. La Corte rigetta il ricorso contro la sentenza del Tribunale di Pavia del 14 novembre 2014, n. 127 che riconosceva il nesso causale tra il vaccino somministrato ad una neonata di sei mesi e la grave encefalopatia sviluppata dalla bambina.

• Tribunale di Rimini, 2 luglio 2014, n. 217. Viene nel provvedimento accertato il nesso causale tra epilessia e vaccini e in particolare dichiarato che, nella specie, il minore è stato danneggiato da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni (Antipolio, trivalente MPR, antidifterite, tetano e anti-epatite).

• Tribunale di Pesaro, 11 novembre 2013. Il Tribunale, nella specie, accoglie la domanda della famiglia di un minore affetto da autismo rivolta ad ottenere l’indennizzo di cui alla L. 210/92, riconoscendo il nesso causale sussistente fra la grave patologia sofferta dal bambino e la vaccinazione alla quale era stato sottoposto.

• Tribunale di Pesaro, 1 luglio 2013. Il Tribunale riconosce, l’indennizzo ai sensi della L. 210/92, ad una famiglia per la morte in culla (SIDS) di una bambina in seguito al nesso causale con la somministrazione del vaccino (Esavalente).

• Tribunale di Rieti , 25 settembre 2012, n. 534 . Il Tribunale ha riconosciuto l’esistenza del nesso di causalità tra le vaccinazioni e il diabete di tipo 1 contratto da una bambina, divenuta insulino dipendente, dopo un ciclo vaccinale pressoché completo (ai sensi del calendario vaccinale approvato dal Ministero della Salute) fra vaccinazioni obbligatorie e facoltative.

• Tribunale Rimini, 15 marzo 2012, n. 148. Viene nella specie riconosciuto il nesso di causalità tra la vaccinazione trivalente Morbillo-Parotite-Rosolia, “non obbligatoria ma fortemente incentivata dallo Stato” , e l’autismo di un minore. In particolare il Tribunale specifica che il fatto che la dedotta menomazione permanente della integrità psicofisica sia riconducibile ad una vaccinazione non obbligatoria non puo’ rivelarsi ostativo al riconoscimento dell’indennizzo richiesto.

• Tribunale di Pesaro, sentenza n. 256/2012 (udienza del 4 giugno 2012). Il Tribunale, facendo proprie le conclusioni del CTU, dichiara la sussistenza di un nesso causale fra il ritardo psicomotorio di un bambino e la prima e seconda vaccinazione pediatrica.

• Cassazione Civile, III° Sezione, 27 aprile 2011, n. 9406. La Corte nella specie stabilisce che in tema di responsabilità del Ministero della salute per i danni conseguenti alla vaccinazione obbligatoria contro la poliomielite, la normativa nazionale ha previsto in un primo tempo che tale vaccinazione si svolgesse con il sistema del virus attenuato (Sabin) e, successivamente, con quello del virus inattivato (Salk), essendo stata riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale l’astratta pericolosità del primo tipo di vaccino in determinate situazioni. Ne consegue che, ai fini dell’accertamento della responsabilità del Ministero, una volta dimostrato che il danno si sia verificato in conseguenza della vaccinazione col sistema Sabin, il giudice di merito è tenuto a verificare se la pericolosità di quel vaccino fosse o meno nota all’epoca dei fatti e se sussistessero, alla stregua delle conoscenze di quel momento, ragioni di precauzione tali da vietare quel tipo di vaccinazione o da consentirla solo con modalità idonee a limitare i rischi ad essa connessi. (Fattispecie relativa a vaccinazione praticata nel 1981).

• Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, 4 marzo 2010, n. 5190. La Corte dichiara che quando in seguito alla vaccinazione il figlio contrae la poliomielite, non solo il piccolo ha diritto al risarcimento del danno – biologico, morale e patrimoniale – ma anche i genitori (singolarmente) devono essere indennizzati in rapporto alla vita di relazione e al dovere di assistenza continua e solidale al minore per il resto della sua vita dolorosa (nella specie si è accertato che il bambino ha contratto la poliomelite in seguito alla somministrazione del relativo vaccino).

• Tribunale di Ascoli Piceno, 10/05/2008, n. 489. Il Tribunale dichiara nella specie sussistente un nesso causale tra vaccino e ritardo psicomotorio (Si trattava di encefalopatia epilettogena post-vaccinica con ridotta integrità psicofisica del soggetto nella misura del 75%.)

• Tribunale di Genova, 24 settembre 2004. Viene accolta la richiesta dei genitori di un bambino, affetto da “patologia neuropsichica cagionata da vaccino”.

TOILETTE DEI LOCALI PUBBLICI: GRATIS O A PAGAMENTO?

Estate tempo di viaggi e di visite alle città d’arte. Cosa fare in caso di necessità fisiologiche se non ci sono bagni pubblici in zona? Se si entra in un bar è possibile andare al bagno senza dover ordinare qualcosa?

Una normativa obbliga gli esercizi pubblici ad avere un bagno, ma non esiste alcuna normativa che obbliga il gestore dell’esercizio pubblico  – come nel caso del bar – a metterlo a disposizione dei clienti in maniera gratuita. Insomma, l’accesso alla toilette, in un modo o in un altro, bisogna pagarlo, salvo che l’esercente non dia il suo consenso.

Infatti il proprietario di un bar è tenuto soltanto ad avere un bagno. A norma e funzionante. Altrimenti è passibile di sanzioni. Soprattutto se il cliente ha ordinato e pagato una consumazione ma si sente dire che il bagno non c’è o è fuori uso. In questo caso, l’avventore può chiamare i vigili urbani per una verifica. Se dal controllo emerge che, in effetti, il locale non ha un bagno a disposizione, il proprietario sarà tenuto a pagare la multa.

Quindi il cliente che paga una consumazione può pretendere di utilizzare il bagno. Secondo il Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza (Tulps, art. 187) il gestore di un pubblico esercizio non può rifiutarsi di mettere la sua toilette a disposizione di un cliente pagante senza giustificato motivo.

L’art. 187 del Tulps recita: “Salvo quanto dispongono gli articoli 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”.

Queste le condizioni previste nel Testo per non poter negare un bagno: che chi ne ha bisogno sia un cliente pagante, cioè che abbia preso almeno un caffè o un pacchetto di caramelle, e che non ci sia un giustificato motivo.

Dal momento che la legge costringe il titolare del pubblico esercizio ad avere sempre un bagno a norma e funzionante, l’unico giustificato motivo per impedire ad un cliente di utilizzarlo potrebbe essere che il bagno sia occupato. O che poco prima, ad esempio per un abuso di carta igienica da parte di un precedente utilizzatore, il bagno si sia allagato.

Invece il proprietario del bar non può far pagare una tariffa fissa, una sorta di “tassa-pipì” per andare in bagno senza consumare. Qualche gestore è stato multato perché faceva pagare 1 euro per usare il bagno del bar al cliente che non voleva la consumazione, con la giustificazione che a suo carico sono acqua, pulizia, sapone e carta igienica, ma tale giustificazione non è stata ritenuta valida.

Gli articoli del codice penale richiamati dall’art. 187 del Tulps sopra riportato si riferiscono al legittimo rifiuto da parte dell’esercente di servire bevande alcoliche a soggetti in evidente stato di ubriachezza o infermità o a minori, pena la sospensione dell’esercizio e/o l’arresto.

Rimane la curiosità di appurare perché ai locali pubblici venga imposto di mettere a disposizione dei clienti paganti il proprio bagno ma questo obbligo non valga per Trenitalia: non ci si spiega perché in stazione – sia ferroviaria che metropolitana – dove si è entrati pagando un biglietto – occorra inserire un euro per entrare in bagno!

VIOLENZA SULLE DONNE, IL CODICE ROSSO ADESSO È LEGGE

Via libera definitivo del Senato al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso. Il provvedimento, che ha incassato l’ok definitivo del Parlamento e che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarà quindi legge, ha ottenuto 197 sì e 47 astenuti. Tra gli astenuti Leu e Pd.

DENUNCE E INDAGINI – La polizia giudiziaria dovra’ comunicare al magistrato le notizie di reato di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate avvenute in famiglia o tra conviventi. E la vittima dovra’ essere sentita dal pm entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato.

VIOLENZA SESSUALE – Le pene salgono a 6-12 anni rispetto a oggi, quando la reclusione minima e’ di 5 anni e quella massima di 10. La violenza diventa aggravata in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui e’ stato promesso o dato denaro o qualsiasi altra cosa utile.

STALKING – La reclusione passa dai 6 mesi-5 anni com’e’ oggi, al range del minimo di un anno al massimo di 6 anni e sei mesi.

BOTTE IN FAMIGLIA – Per maltrattamenti contro familiari o conviventi, la reclusione passa dagli attuali 2-6 anni a 3-7 anni; la pena e’ aumentata fino alla meta’ se il fatto avviene in presenza o ai danni di un minore, di una donna in gravidanza, di un disabile oppure se l’aggressione e’ armata.

SFREGI – Il codice penale si arricchisce di un articolo sui casi di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l’aspetto. Il responsabile e’ punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l’ergastolo. E per i condannati sara’ piu’ difficile ottenere benefici come il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio e le misure alternative.

STOP ALLE NOZZE FORZATE – Introdotto grazie a un emendamento di Mara Carfagna, punisce chi induce un altro a sposarsi (anche con unione civile) usando violenza, minacce o approfittando di un’inferiorita’ psico-fisica o per precetti religiosi. La pena va da uno a cinque anni, sale a 2-6 anni se coinvolge un minorenne ed e’ aggravata della meta’ se danneggia chi non ha compiuto 14 anni al momento del fatto.

STOP AL REVENGE PORN – Chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda foto o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso, rischia da uno a sei anni di carcere e una multa da 5000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o acquisito le immagini, le invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso dell’interessato per danneggiarlo. La pena viene aumentata se l’autore della vendetta e’ il coniuge (anche separato o divorziato), un ex o se i fatti sono avvenuti con strumenti informatici

CELLULARE ALLA GUIDA SOSPENSIONE IMMEDIATA DELLA PATENTE

La Commissione Trasporti ha approvato nuove modifiche al codice della strada comprendenti la SOSPENSIONE IMMEDIATA DELLA PATENTE per chi viene trovato con il cellulare in mano mentre guida, nonché una sanzione fino a € 2.588,00.

Si parte, quindi, con la possibilità di semplificare «i procedimenti per l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie anche in relazione ai nuovi strumenti di controllo a distanza che consentono l’accertamento della violazione con contestazione differita»: in pratica, la polizia potrà passare con un’auto su cui viene montata una telecamera e riprendere chiunque ha una mano sullo sterzo e un’altra sul cellulare. Le immagini verranno poi visionate in centrale e di lì partiranno le multe direttamente a casa degli automobilisti. Automobilisti che, così, in deroga al principio attualmente in vigore, non subiranno la contestazione immediata dell’infrazione e, per difendersi, dovranno ricorrere al giudice (anticipando ovviamente le spese processuali).

Le multe, come anticipato, saranno più severe con sospensione della patente immediata. In pratica, già per la prima violazione, la sanzione amministrativa pecuniaria (attualmente da euro 161 ad euro 647) salirà tra euro 422 ed euro 1697 e viene introdotta la sospensione della patente di guida da 7 giorni a due mesi. Nel caso di un’ulteriore violazione nel corso di un biennio, la sanzione parte da euro 644 e arriva a euro 2.588, con sospensione della patente di guida da uno a tre mesi; si raddoppia la decurtazione dei punti patente da 5 a 10. 

In più, il pacchetto di misure contro gli automobilisti irrispettosi del codice si arricchisce di ulteriori novità altrettanto severe: una su tutte l’applicazione della multa fino a 333 euro a carico del conducente se i passeggeri non hanno allacciato la cintura. Il conducente, insomma, pagherà per tutti. Attualmente la legge pone la sanzione in capo all’effettivo trasgressore (e quindi sul trasportato) salvo nel caso dei minori per i quali risponde il guidatore. 

Ci sarà poi il raddoppio della sanzione per chi parcheggia negli spazi destinati a disabili: dagli attuali 334 euro a 647 euro con 4 punti di penalità sulla patente (oggi sono solo 2).

Si prevede poi la circolazione in autostrada di moto elettriche, al momento escluse.

Si permetterà, in caso di deterioramento della targa, di restituirla ed avere un duplicato, senza dover affrontare le più onerose spese di re-immatricolazione.

Si allungherà da sei mesi a un anno la validità del foglio rosa, così da poter sostenere fino a tre prove di esame per la patente».

C’è poi la controversa norma che darà la possibilità ai Comuni di stabilire (come già disposto più volte in passato dal Comune di Reggio Emilia), all’interno dei centri abitati, che le biciclette possano circolare anche in senso opposto all’unico senso di marcia prescritto per tutti gli altri veicoli, indipendentemente dalla larghezza della carreggiata, dalla presenza e dalla posizione di aree per la sosta veicolare e dalla massa dei veicoli autorizzati al transito.